RabbinowitZ
26-09-2005, 13:55
Articolo preso dal supplemento "Il Venerdì di Repubblica" n° 914 del 23/09/2005:
Quando gli Usa insegnavano la guerra santa agli afgani
Università del Nebraska: qui venivano messi a punto i manuali scolastici per Kabul. Per inculcare odio verso i sovietici, puntando sulla militanza islamica. Che ora, però, ha cambiato nemico
A scuola di odio, una lettera per volta. "A come Allah: Allah è uno e uno solo", "J come Jihad: il jihad è un obbligo; mia mamma partecipa al jihad, mio fratello ha offerto acqua ai mujaheddin".
Gli abbecedari afgani incitavano così alla gurerra santa. Cosa buona e giusta quando il nemico era sovietico, "ideologia assassina" gemella siamese del nazismo nelle parole di George Bush, quando nel mirino finiscono gli americani. Che, per paradosso, quei manuali avevano concepito e finanziato. La denuncia contro una delle più imbarazzanti amnesie selettive della Casa Bianca nella "guerra del terrore" viene proposta da Hamida Khuhro, ministro dell'Istruzione del governatorato pachistano del Sindh: "Gli Stati Uniti sono responsabili per il crescente estremismo islamico nel mondo" ha dichiarato nei giorni scorsi al quotidiano di Lahore The Nation "dal momento che i testi su cui si sono formate le generazioni degli attuali jihadisti erano quelli messi a punto dall'Università del Nebraska". Che, dal 1972, ospita il Center for Afghanistan Studies, consulente di Washington per il Risiko con Kabul. E che, dall'84 al '94, ricevette fondi federali Usaid per 50 milioni di dollari. Soldi, da note ufficiali, per "fornire addestramento all'istruzione e aule ai rifugiati". Ma che erano parte strategica dell'arsenale di politica estera dell'amministrazione Reagan. Al punto che la Central Intelligence Agency, notoriamente non specializzata in curricula scolastici, fu incaricata di sovrintendere al loro impiego. "La Cia era coinvolta in un tipo di assistenza sotto copertura della resistenza" ha ammesso al Center For Public Integrity il vice-presidente del Cas Raheem Yaseer "per combattere contro i sovietici". Gli invasori di allora, che bisognava imparare a odiare sin da piccoli.
Una pianta, questa dell'odio, che attecchì così bene che non fu possibile poi estirparla dopo l'89, quando l'Armata rossa prese di nuovo la via di casa.
I manuali dovevano puntare a controbilanciare il marxismo facendo leva sulla militanza islamica. Quesito di matematica, terza elementare: "Un gruppo di mujaheddin attacca 50 soldati russi. In quell'attacco ne vengono uccisi 20. Quanti russi sono riusciti a fuggire?". Quarta elementare, un po' più difficile: "La velocità di un proiettile di kalashnikov è di 800 metri al secondo. Se un russo è a 3200 metri di distanza da un mujahid che gli sta mirando in testa, calcolate quanti secondi ci vorranno per la pallottola per colpire il russo alla fronte".
E per motivare tanta precoce violenza si fece appello a una chiamata superiore, quella dell'islam ultra-radicale che - nella vulgata degli studiosi del Nebraska imbeccata dagli analisti di Langley - avrebbe benedetto la resistenza più cruenta.
Quindi, bambini, ripetete insieme al maestro: "B come baba, papà: il papà va alla moschea", "D come din, religione: la nostra religione è l’islam e i russi sono i suoi nemici", "T come tufang, fucili: Javad ha ottenuto i fucili per i mujaheddin", "P come panj, cinque: l’islam ha cinque pilastri", "Z come zulm, oppressione: l’oppressione è proibita, i russi sono oppressori, noi facciamo la jihad contro di loro".
Per Craig Davis, un ricercatore dell’Università dell’Indiana che trascorse il ’99 e il 2000 tra Pakistan e Afghanistan a studiare il loro sistema di istruzione, gli specialisti dell’Università del Nebraska scelsero a lungo di ignorare la casistica islamista "perché non si pensasse che volevano imporre valori americani agli educatori afgani".
Chris Brown, incaricato nel ’92 della revisione dei testi, in un’intervista al Washington Post fu più franco: "Ritengo che fossimo perfettamente contenti di veder dare addosso ai sovietici in questi libri". Le cui illustrazioni, pagate dai contribuenti americani (il Primo emendamento vieta di usare le tasse per fini di propaganda religiosa), esortavano i bambini a cavare gli occhi ai nemici o tagliar loro le gambe. E molti di quei libri erano ancora usati in varie scuole a Islamabad almeno sino al novembre 2002, quando nella locale università Quaid-e-azam il professor Pervez Hoodboy tenne un importante discorso sulla "genesi della jihad globale in Afghanistan". In cui ricordò, tra tanti fatti notori e dimenticati, la "direttiva 166", con cui Reagan lanciò la più vasta operazione "coperta" della storia della nazione, in cui la Cia doveva cacciare i sovietici dall’Afghanistan "con tutti i mezzi possibili". Lanciamissili a spalla Stinger a migliaia, libri di testo a milioni. In cui i devoti mujaheddin venivano – come ha ricordato la ministro Khuhro – lodati come "coraggiosi combattenti per la libertà".
Assai più pericolosi i secondi che i primi perché alle armi, a un certo punto, le munizioni finiscono mentre l’arruolamento di Allah nella lotta provocava una vera mutazione genetica all’islam. Che ha cerchiato di sangue l’11/9, l’11/3, il 7/7 e troppe altre date sul calendario. Sino ad allora, come spiega l’antropologo Mahmood Mamdani nel suo libro Musulmani buoni e cattivi (Laterza, pp. 329, euro 16), il jihad al più giustificava la violenza solo per difesa, mentre "la nozione militarista fu formulata come ideologia completa nelle madrasse, le scuole islamiche, con manuali pensati e finanziati dai servizi segreti per un ben preciso scopo militare". Perfettamente centrato. "Cosa è più importante nella storia del mondo? I talebani o il collasso dell’impero sovietico? Il fatto che abbiamo attizzato i musulmani o la fine della Guerra fredda? " ribatteva seccato il consigliere della Sicurezza nazionale di Carter, Zbigniew Brzezinki, uno dei protagonisti di quella stagione, in un’intervista alla Pittsburg Post-Gazette di qualche anno fa.
A tutt’oggi l’Università del Nebraska forma molti insegnanti elementari afgani. Circa 500 maestri nel 2004 hanno frequentato seminari di cinque settimane a Omaha e sono tornati in patria con un Pc portatile in regalo. Iniziativa lodevole adesso che Washington avrà capito che cercare di plasmare i bambini è come maneggiare materiale radioattivo. E che, impegnata a riscrivere i programmi scolastici del nuovo Iraq, non potrà dimenticare la lezione tragica di cosa può succedere quando lo zio Sam gioca all’apprendista stregone.
Riccardo Staglianò
__________________________________________________ _____________
Quando ho letto questo articolo sono rimasto basito, sembra quasi impossibile che ci siano persone che abbiano idee così distorte. E la cosa che più mi disgusta è che di mezzo ci vadano i bambini. Ma c'è da dire un'altra cosa: sembra quasi che i media (alcuni media) non vedano l'ora di dare addosso agli Stati Uniti e trovino qualsiasi pretesto per farlo. Che gli Usa siano "sporchi" e che abbiano aizzato gli integralisti islamici contro i russi durante la Guerra fredda è fuor di dubbio, ma dire che "sono responsabili per il crescente estremismo islamico nel mondo dal momento che i testi su cui si sono formate le generazioni degli attuali jihadisti erano quelli messi a punto dall'Università del Nebraska" (parole di Hamida Khuhro, ministro dell'Istruzione del governatorato pachistano del Sindh), mi sembra un po' esagerato.
Sappiamo bene tutti che questo non è l’unico motivo per cui gli integralisti islamici fanno quello che fanno, ma è soltanto una delle facce della medaglia (o forse sarebbe meglio dire di un poligono a più facce).
Ora, io non ho riportato per intero quest'articolo per spalare ancora merda (se possibile) agli americani o per difenderli (lungi da me una cosa simile), ma per far riflettere. La colpa, in situazioni come queste, non è mai di uno solo. Basti pensare che gli americani vendevano armi ad Israele, i russi vendevano armi ai palestinesi, gli italiani deprecavano tanto le mine anti-uomo, ma eravamo proprio noi a venderle... La lista dei crimini di ogni nazione non starebbe nemmeno nell'enciclopedia Treccani, si potrebbe andare avanti per ore. Per non parlare poi, in questo caso, delle multinazionali che si fanno la guerra per il petrolio... Va beh, ora sto scadendo un po' nella banalità, ma le cose stanno così.
In definitiva ciò che voglio dire è che bisogna mantenere una certa lucidità quando si affrontano temi così scottanti e che è stupido schierarsi da una parte o dall'altra solo perché si è sentita una notizia in TV o la si è letta su una famosa rivista o su un famoso quotidiano. La cosa fondamentale è informarsi da molteplici fonti e poi tirare le somme.
Bon, di cazzate ne ho dette anche troppe, ora lascio continuare voi :asd:
Quando gli Usa insegnavano la guerra santa agli afgani
Università del Nebraska: qui venivano messi a punto i manuali scolastici per Kabul. Per inculcare odio verso i sovietici, puntando sulla militanza islamica. Che ora, però, ha cambiato nemico
A scuola di odio, una lettera per volta. "A come Allah: Allah è uno e uno solo", "J come Jihad: il jihad è un obbligo; mia mamma partecipa al jihad, mio fratello ha offerto acqua ai mujaheddin".
Gli abbecedari afgani incitavano così alla gurerra santa. Cosa buona e giusta quando il nemico era sovietico, "ideologia assassina" gemella siamese del nazismo nelle parole di George Bush, quando nel mirino finiscono gli americani. Che, per paradosso, quei manuali avevano concepito e finanziato. La denuncia contro una delle più imbarazzanti amnesie selettive della Casa Bianca nella "guerra del terrore" viene proposta da Hamida Khuhro, ministro dell'Istruzione del governatorato pachistano del Sindh: "Gli Stati Uniti sono responsabili per il crescente estremismo islamico nel mondo" ha dichiarato nei giorni scorsi al quotidiano di Lahore The Nation "dal momento che i testi su cui si sono formate le generazioni degli attuali jihadisti erano quelli messi a punto dall'Università del Nebraska". Che, dal 1972, ospita il Center for Afghanistan Studies, consulente di Washington per il Risiko con Kabul. E che, dall'84 al '94, ricevette fondi federali Usaid per 50 milioni di dollari. Soldi, da note ufficiali, per "fornire addestramento all'istruzione e aule ai rifugiati". Ma che erano parte strategica dell'arsenale di politica estera dell'amministrazione Reagan. Al punto che la Central Intelligence Agency, notoriamente non specializzata in curricula scolastici, fu incaricata di sovrintendere al loro impiego. "La Cia era coinvolta in un tipo di assistenza sotto copertura della resistenza" ha ammesso al Center For Public Integrity il vice-presidente del Cas Raheem Yaseer "per combattere contro i sovietici". Gli invasori di allora, che bisognava imparare a odiare sin da piccoli.
Una pianta, questa dell'odio, che attecchì così bene che non fu possibile poi estirparla dopo l'89, quando l'Armata rossa prese di nuovo la via di casa.
I manuali dovevano puntare a controbilanciare il marxismo facendo leva sulla militanza islamica. Quesito di matematica, terza elementare: "Un gruppo di mujaheddin attacca 50 soldati russi. In quell'attacco ne vengono uccisi 20. Quanti russi sono riusciti a fuggire?". Quarta elementare, un po' più difficile: "La velocità di un proiettile di kalashnikov è di 800 metri al secondo. Se un russo è a 3200 metri di distanza da un mujahid che gli sta mirando in testa, calcolate quanti secondi ci vorranno per la pallottola per colpire il russo alla fronte".
E per motivare tanta precoce violenza si fece appello a una chiamata superiore, quella dell'islam ultra-radicale che - nella vulgata degli studiosi del Nebraska imbeccata dagli analisti di Langley - avrebbe benedetto la resistenza più cruenta.
Quindi, bambini, ripetete insieme al maestro: "B come baba, papà: il papà va alla moschea", "D come din, religione: la nostra religione è l’islam e i russi sono i suoi nemici", "T come tufang, fucili: Javad ha ottenuto i fucili per i mujaheddin", "P come panj, cinque: l’islam ha cinque pilastri", "Z come zulm, oppressione: l’oppressione è proibita, i russi sono oppressori, noi facciamo la jihad contro di loro".
Per Craig Davis, un ricercatore dell’Università dell’Indiana che trascorse il ’99 e il 2000 tra Pakistan e Afghanistan a studiare il loro sistema di istruzione, gli specialisti dell’Università del Nebraska scelsero a lungo di ignorare la casistica islamista "perché non si pensasse che volevano imporre valori americani agli educatori afgani".
Chris Brown, incaricato nel ’92 della revisione dei testi, in un’intervista al Washington Post fu più franco: "Ritengo che fossimo perfettamente contenti di veder dare addosso ai sovietici in questi libri". Le cui illustrazioni, pagate dai contribuenti americani (il Primo emendamento vieta di usare le tasse per fini di propaganda religiosa), esortavano i bambini a cavare gli occhi ai nemici o tagliar loro le gambe. E molti di quei libri erano ancora usati in varie scuole a Islamabad almeno sino al novembre 2002, quando nella locale università Quaid-e-azam il professor Pervez Hoodboy tenne un importante discorso sulla "genesi della jihad globale in Afghanistan". In cui ricordò, tra tanti fatti notori e dimenticati, la "direttiva 166", con cui Reagan lanciò la più vasta operazione "coperta" della storia della nazione, in cui la Cia doveva cacciare i sovietici dall’Afghanistan "con tutti i mezzi possibili". Lanciamissili a spalla Stinger a migliaia, libri di testo a milioni. In cui i devoti mujaheddin venivano – come ha ricordato la ministro Khuhro – lodati come "coraggiosi combattenti per la libertà".
Assai più pericolosi i secondi che i primi perché alle armi, a un certo punto, le munizioni finiscono mentre l’arruolamento di Allah nella lotta provocava una vera mutazione genetica all’islam. Che ha cerchiato di sangue l’11/9, l’11/3, il 7/7 e troppe altre date sul calendario. Sino ad allora, come spiega l’antropologo Mahmood Mamdani nel suo libro Musulmani buoni e cattivi (Laterza, pp. 329, euro 16), il jihad al più giustificava la violenza solo per difesa, mentre "la nozione militarista fu formulata come ideologia completa nelle madrasse, le scuole islamiche, con manuali pensati e finanziati dai servizi segreti per un ben preciso scopo militare". Perfettamente centrato. "Cosa è più importante nella storia del mondo? I talebani o il collasso dell’impero sovietico? Il fatto che abbiamo attizzato i musulmani o la fine della Guerra fredda? " ribatteva seccato il consigliere della Sicurezza nazionale di Carter, Zbigniew Brzezinki, uno dei protagonisti di quella stagione, in un’intervista alla Pittsburg Post-Gazette di qualche anno fa.
A tutt’oggi l’Università del Nebraska forma molti insegnanti elementari afgani. Circa 500 maestri nel 2004 hanno frequentato seminari di cinque settimane a Omaha e sono tornati in patria con un Pc portatile in regalo. Iniziativa lodevole adesso che Washington avrà capito che cercare di plasmare i bambini è come maneggiare materiale radioattivo. E che, impegnata a riscrivere i programmi scolastici del nuovo Iraq, non potrà dimenticare la lezione tragica di cosa può succedere quando lo zio Sam gioca all’apprendista stregone.
Riccardo Staglianò
__________________________________________________ _____________
Quando ho letto questo articolo sono rimasto basito, sembra quasi impossibile che ci siano persone che abbiano idee così distorte. E la cosa che più mi disgusta è che di mezzo ci vadano i bambini. Ma c'è da dire un'altra cosa: sembra quasi che i media (alcuni media) non vedano l'ora di dare addosso agli Stati Uniti e trovino qualsiasi pretesto per farlo. Che gli Usa siano "sporchi" e che abbiano aizzato gli integralisti islamici contro i russi durante la Guerra fredda è fuor di dubbio, ma dire che "sono responsabili per il crescente estremismo islamico nel mondo dal momento che i testi su cui si sono formate le generazioni degli attuali jihadisti erano quelli messi a punto dall'Università del Nebraska" (parole di Hamida Khuhro, ministro dell'Istruzione del governatorato pachistano del Sindh), mi sembra un po' esagerato.
Sappiamo bene tutti che questo non è l’unico motivo per cui gli integralisti islamici fanno quello che fanno, ma è soltanto una delle facce della medaglia (o forse sarebbe meglio dire di un poligono a più facce).
Ora, io non ho riportato per intero quest'articolo per spalare ancora merda (se possibile) agli americani o per difenderli (lungi da me una cosa simile), ma per far riflettere. La colpa, in situazioni come queste, non è mai di uno solo. Basti pensare che gli americani vendevano armi ad Israele, i russi vendevano armi ai palestinesi, gli italiani deprecavano tanto le mine anti-uomo, ma eravamo proprio noi a venderle... La lista dei crimini di ogni nazione non starebbe nemmeno nell'enciclopedia Treccani, si potrebbe andare avanti per ore. Per non parlare poi, in questo caso, delle multinazionali che si fanno la guerra per il petrolio... Va beh, ora sto scadendo un po' nella banalità, ma le cose stanno così.
In definitiva ciò che voglio dire è che bisogna mantenere una certa lucidità quando si affrontano temi così scottanti e che è stupido schierarsi da una parte o dall'altra solo perché si è sentita una notizia in TV o la si è letta su una famosa rivista o su un famoso quotidiano. La cosa fondamentale è informarsi da molteplici fonti e poi tirare le somme.
Bon, di cazzate ne ho dette anche troppe, ora lascio continuare voi :asd: