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View Full Version : Razze e meticciato.



Gargoyle`88
17-10-2005, 16:52
Dal momento che la discussione era sorta in un topic a sfondo diverso, credo sia il caso di aprire topic apposito che convogli il discorso relativo alle razze e al meticciato sia culturale che biologico. Data la delicatezza dell'argomento è superfluo dire che le espressioni devono mantenersi su livello scientifico e supoportate da tesi validamente riconosciute.
Scopo del topic è quello di valutare la validità della suddivisione razziale in ambito scientifico e storico, e di valutare i prodotti del meticciato (culturale e biologico) in base ai dati oggigiorno in nostro possesso.

Gargoyle`88
17-10-2005, 16:58
E' ovvio che un watusso e un esquimese sono diversi, ma caratteri tipo il colore della pelle sono superficiali: le stime sul numero di geni presenti nel corredo genetico di ciascuno di noi danno un valore compreso tra gli 80.000 ed i 130.000 geni, mentre il numero di geni che controllano il carattere colore della pelle è 3 o 4. È assurdo usare un campione così piccolo di geni per definire caratteristiche, quali quelle connesse al concetto di razza, che hanno un impatto così importante in molti campi dell’esistenza (sociale, economico, religioso, ecc.).
Gli stereotipi più diffusi, tutti basati sul colore della pelle, sul colore e l’aspetto dei capelli e sui tratti facciali, riflettono differenze superficiali che non sono confermate da analisi più appropriate fatte su caratteri genetici (molto più attendibili).
La parola razza stà a significare un sottogruppo di una specie distinguibile da altri sottogruppi della stessa specie. Ma la distinguibilità è inapplicabile nella specie umana perché qualunque sottogruppo, anche un villaggio, è in media distinguibile da un altro, almeno in teoria, senza che ne derivi una gerarchia chiara che permetta di distinguerli.
Il concetto di razza (alla base del razzismo) con l'arrivo della genetica é scientificamente inutile, impreciso e socialmente scomodo: può essere strumentalizzato per interessi politici, alimentare la xenofobia ed è totalmente estraneo alla scienza.




Per rispondere a Scipiozzo, nonchè alle teorie di Cavalli Sforza, citerò il seguente articolo:

MARTEDÌ, 22 MARZO 2005 LA REPUBBLICA

Le differenze tra gruppi di diversa provenienza non sono
riconducibili soltanto a differenze sociali o culturali
Lo tsunami potrebbe aver cancellato la gente delle
Andamane: un ceppo residuale proveniente dall´Asia
Negrito è il nome dato dagli antropologi ad un popolo di
statura bassa e di pelle scura
Identificare le origini razziali non significa inseguire la
purezza: siamo promiscui
La rivista "Nature Genetics" ha dedicato un supplemento
allo studio della questione
Le teorie del dottor Richard Lewontin furono esposte in un
articolo del 1972

LONDRA

ARMAND MARIE LEROI
Dopo che lo tsunami dello scorso anno devastò le terre
affacciate sull´Oceano Indiano, The Times of India pubblicò
un articolo che titolava: Forse estinte a causa dello
tsunami tribù minacciate. Le tribù in questione erano gli
Onge, gli Jarawa, i Grandi Andamanesi e i Sentinelesi -
abitanti delle isole Andamane, in tutto circa 400 persone.
L´articolo, considerando che varie isole dell´arcipelago
erano basse e nella traiettoria diretta dell´onda, e
presumendo un alto numero di vittime, affermava che alcune
gemme della collana di smeraldi dell´India potrebbero
essere andate perdute.
La metafora è tanto suggestiva quanto azzeccata. Ma che
cosa significa esattamente? Dopo tutto di fronte ad una
catastrofe costata più di 150.000 vite, perché mai la
sopravvivenza di poche centinaia di appartenenti a una
tribù dovrebbe aver diritto a una particolare attenzione da
parte nostra?
Esistono varie possibili risposte a questo interrogativo.
La gente delle Andamane ha uno stile di vita unico. La loro
cultura materiale non va oltre qualche semplice attrezzo e
la loro arte visuale è limitata a pochi motivi geometrici,
è vero, ma sono cacciatori-raccoglitori, quindi una rarità
nel mondo moderno. Anche i linguisti li trovano
interessanti, in quanto parlano in tutto tre lingue
apparentemente prive di collegamenti con altri idiomi. Ma
The Times of India ha scelto un approccio un po´ diverso.
Queste tribù sono speciali, ha detto, perché appartengono
ai «ceppi razziali negrito», che sono «residui delle più
antiche popolazioni dell´Asia e dell´Australia».
E´ un´idea antiquata, addirittura vittoriana. Chi parla
ormai più di «ceppi razziali»? Dopo tutto equivarrebbe a
parlare di qualcosa che secondo molti scienziati e studiosi
non esiste. Se i moderni antropologi citano il concetto di
razza, lo fanno invariabilmente solo per scoraggiarne l´uso
e per bocciarlo. Lo stesso vale per molti genetisti. «La
razza è un concetto sociale, non scientifico», sostiene il
dottor Craig Venter, voce autorevole, poiché è stato il
primo a "sequenziare" il genoma umano. L´idea che le razze
umane non siano altro che costrutti sociali è opinione
prevalente da almeno trent´anni.
Ma ora forse le cose sono sul punto di cambiare. Lo scorso
autunno la prestigiosa rivista Nature Genetics ha dedicato
un ampio supplemento all´interrogativo se le razze umane
esistano e, in caso affermativo, che valenza abbiano.
L´iniziativa editoriale era motivata in parte dal fatto che
varie istituzioni sanitarie americane stanno attribuendo
alla razza un ruolo importante nelle politiche per tutelare
al meglio il pubblico, spesso a dispetto delle proteste
degli scienziati. Nel supplemento circa due dozzine di
genetisti hanno espresso le loro opinioni.
Sotto il linguaggio specialistico, le frasi prudenti e la
cortesia accademica, emerge chiaramente un dato: l´adesione
alla tesi dei costrutti sociali si sta sfaldando. Alcuni
sostengono addirittura che, se correttamente esaminati, i
dati genetici dimostrano chiaramente che le razze esistono.
La supremazia della teoria del costrutto sociale può essere
ricondotta a un articolo del 1972 in cui il dottor Richard
Lewontin, genetista di Harward, sosteneva che la maggior
parte delle variazioni genetiche umane possono essere
individuate all´interno di qualunque data «razza».
Considerando i geni piuttosto che i tratti somatici,
affermava, un africano e un europeo non sono poi molto più
diversi l´uno dall´altro rispetto a due europei. Pochi anni
dopo Lewontin scrisse che la popolarità di cui continuava a
godere il concetto di razza era «indice del potere
esercitato dall´ideologia basata su fattori socioeconomici
sulla presunta oggettività del sapere». La maggior parte
degli scienziati sono individui riflessivi, di opinioni
liberali e socialmente consapevoli. Questa tesi
corrispondeva in pieno al loro modo di vedere.
A trent´anni di distanza i dati del dottor Lewontin paiono
corretti e sono stati abbondantemente confermati da
tecniche ancor più efficaci di individuazione della varietà
dei geni. Il ragionamento però è sbagliato. Lewontin fece
un errore elementare ma tale era il fascino della sua tesi
che solo un paio di anni dopo uno statistico
dell´università di Cambridge, A. W. F. Edwards, lo segnalò.
E´ facile spiegarlo. Per determinare la discendenza di 100
newyorkesi, prendere in considerazione il colore della
pelle sarebbe molto utile per individuare gli europei, ma
servirebbe a poco per distinguere i senegalesi dagli
abitanti delle isole Salomone. Lo stesso vale per qualunque
altra caratteristica del nostro corpo. La forma degli
occhi, del naso, del cranio, il colore degli occhi e dei
capelli, il peso, l´altezza e la villosità dei nostri corpi
sono tutti elementi che, presi singolarmente, sono di
scarso aiuto nel determinare le origini di un individuo.
Ma le cose cambiano se vengono considerati nell´insieme. Un
certo colore della pelle tende ad associarsi ad un certo
tipo di occhi, di naso, di cranio e di corporatura. Quando
guardiamo uno sconosciuto ricorriamo a queste associazioni
per dedurre da quale continente e persino da quale paese
egli o i suoi avi provengano - e di solito non sbagliamo.
In termini più astratti, le varianti fisiche umane sono
correlate e le correlazioni contengono informazioni.
Le varianti genetiche che non sono scritte sui nostri
volti, ma che sono individuabili solo nel genoma, mostrano
correlazioni simili. Sono queste correlazioni che il dottor
Lewontin sembra aver ignorato. In sostanza ha preso un gene
alla volta, non riuscendo a vedere le razze.
Ma se si prendono in considerazione più geni variabili
(qualche centinaio) è facile individuarle. Uno studio del
2002 condotto da scienziati dell´Università della
California del Sud e di Stanford ha dimostrato che
suddividendo con l´ausilio del computer un campione di
individui provenienti da tutto il mondo in 5 gruppi diversi
in base all´affinità genetica si ottengono gruppi originari
dell´Europa, dell´Asia orientale, dell´Africa, dell´America
e dell´Australasia che corrispondono in linea di massima
alle principali razze secondo l´antropologia tradizionale.
Uno dei vantaggi minori di questa scoperta è l´opportunità
di tracciare un nuovo tipo di albero genealogico. Oggi è
facile scoprire la provenienza dei nostri avi o addirittura
il periodo in cui sono arrivati da vari luoghi diversi,
come è stato per molti noi. Per sapere in che proporzione i
tuoi geni sono africani, europei o dell´Asia orientale,
bastano un tampone orale, un francobollo e 400 dollari,
anche se i prezzi sono sicuramente destinati a calare.
Alla base della suddivisione nelle maggiori razze
continentali non ci sono criteri fondamentali, ma di pura
praticità. Studiando un numero adeguato di geni in un
numero adeguato di individui si potrebbe suddividere la
popolazione mondiale in 10, 100, forse 1.000 gruppi,
ciascuno locato in un qualche punto del globo. Non è ancora
stato fatto con precisione ma lo sarà. Forse sarà presto
possibile identificare i nostri antenati non solo come
africani o europei, ma Ibo o Yoruba, forse persino celti o
castigliani, o quant´altro.
Identificare le origini razziali non significa inseguire la
purezza. La specie umana è irrimediabilmente promiscua.
Abbiamo sempre sedotto o costretto i nostri vicini anche se
hanno aspetto straniero e non capiamo una parola. Se gli
ispanici, ad esempio, sono un misto recente e in evoluzione
di geni europei, indiani americani e africani, gli Uighur
dell´Asia centrale possono essere considerati un misto
antico di 3.000 anni di geni europei occidentali e
dell´Asia orientale. Persino gruppi omogenei come gli
svedesi autoctoni portano l´impronta genetica di successive
migrazioni anonime.
Alcuni critici giudicano che queste ambiguità svuotino di
valore il concetto di razza. Non sono d´accordo.
La topografia fisica del nostro mondo non può essere
descritta con precisione a parole. Per esplorarla serve una
carta topografica che riporti quote, linee di contorno e
griglie di riferimento. Ma è difficile parlare in cifre,
così diamo un nome alle configurazioni più significative
del pianeta: catene montuose, altopiani, pianure. Lo
facciamo a dispetto dell´intrinseca ambiguità delle parole.
I monti Pennini nel Nord dell´Inghilterra sono alti ed
estesi circa un decimo dell´Himalaya, ma entrambi sono
indicati come catene montuose.
Lo stesso vale per la topografia genetica della nostra
specie. I miliardi di individui che nel mondo hanno
discendenza prevalentemente europea presentano una serie di
varianti genetiche comuni raramente riscontrabili tutte
insieme in chiunque altro.
Questi individui sono una razza. In scala ridotta, lo
stesso vale per tre milioni di Baschi, che quindi a loro
volta sono una razza. La razza è solo una semplificazione
che ci consente di parlare razionalmente, benché non con
grande precisione, delle differenze genetiche, piuttosto
che culturali o politiche.
Ma è una semplificazione a quanto pare necessaria. E´
particolarmente penoso vedere i genetisti umani rinnegare
ipocritamente l´esistenza delle razze pur indagando la
relazione genetica tra «gruppi etnici». Data la storia
tormentata, persino crudele della parola «razza», è
comprensibile che si ricorra ad eufemismi, ma ciò non aiuta
certo il sapere, perché il termine «gruppo etnico» fonde
tutte e le possibili differenze riscontrabili tra
individui.
Il riconoscimento dell´esistenza delle razze dovrebbe avere
vari effetti positivi. Tanto per cominciare eliminerebbe la
frattura che vede governi e opinione pubblica ugualmente
pronti ad accettare categorie di cui molti, forse la
maggior parte degli studiosi e degli scienziati, negano
l´esistenza.
Secondo, ammettere l´esistenza delle razze può migliorare
l´assistenza sanitaria. Razze diverse sono predisposte a
contrarre patologie diverse. Un afroamericano corre un
rischio di ammalarsi di cardiopatia ipertensiva o di cancro
della prostata circa tre volte maggiore rispetto ad un
americano di origini europee, ma nel suo caso il rischio di
sviluppare la sclerosi multipla è dimezzato. Tali
differenze potrebbero derivare da fattori socioeconomici,
ma nonostante ciò i genetisti hanno iniziato a cercare di
stabilire differenze legate alla razza nelle frequenze
delle variabili genetiche che provocano le malattie. Sembra
che le stiano trovando.
La razza può anche influenzare la terapia. Gli
afroamericani rispondono poco ad alcuni dei farmaci
principalmente usati nel trattamento delle cardiopatie - in
particolare i betabloccanti e gli inibitori dell´enzima che
converte l´angiotensina. Le ditte farmaceutiche ne tengono
conto. Molti nuovi farmaci oggi portano l´avvertenza che la
loro efficacia può risultare ridotta per alcuni gruppi
etnici o razziali. Qui, come tanto spesso avviene, il
principio ispiratore è la semplice prospettiva di
controversie legali.
Tali differenze sono, ovviamente, solo differenze in media.
Tutti concordano che la discriminante razziale è uno
strumento rozzo per prevedere chi sia destinato a contrarre
determinate malattie o a rispondere a certe terapie.
L´ideale sarebbe "sequenziare" il genoma di tutti prima di
somministrare anche solo un´aspirina, ma finché non sarà
tecnicamente possibile, è prevedibile che le
classificazioni in base alla razza avranno sempre più peso
in campo sanitario.
La tesi che avvalora l´importanza della razza, però, non
poggia solo su basi puramente utilitaristiche E´ presente
anche un fattore estetico. Siamo una specie fisicamente
variabile.
Nonostante i trionfi della moderna genetica non sappiamo
quasi nulla di ciò che ci rende tali. Non sappiamo perché
alcuni individui hanno nasi prominenti piuttosto che
schiacciati, crani arrotondati piuttosto che appuntiti,
volti larghi piuttosto che allungati, capelli lisci
piuttosto che ricci. Non sappiamo che cosa rende azzurri
gli occhi azzurri.
Per scoprirlo si potrebbero studiare gli individui di
origine razziale mista, in parte perché le differenze
razziali nell´aspetto fisico sono quelle che più saltano
all´occhio, ma c´è una ragione tecnica più sottile. Quando
i genetisti mappano i geni, contano sul fatto di poter
seguire i cromosomi dei nostri antenati per come si
trasmettono da una generazione all´altra, dividendosi e
mescolandosi in combinazioni imprevedibili. Ciò si rivela
assai più semplice in soggetti i cui antenati provengono da
luoghi assai diversi.
Questa tecnica si chiama admixture mapping
(admixture=miscela, mapping= mappazione ndt). E´ stata
sviluppata per individuare i geni responsabili delle
differenze di carattere razziale presenti nelle malattie
ereditarie ed è agli esordi dell´applicazione pratica. Ma
grazie ad essa potremo forse scoprire la ricetta genetica
dei capelli biondi di un norvegese, della pelle nera
tendente al viola di un abitante delle isole Salomone, del
volto piatto di un inuit, e degli occhi a mandorla di un
cinese Han. Non guarderemo più con aria ebete ai dipinti
della galleria. Sapremo fare i nomi dei pittori.
Esiste un´ultima ragione per cui la razza conta. Ci dà
motivo, se non ve ne fossero già a sufficienza, di tenere
in considerazione e proteggere alcune degli individui più
sconosciuti ed emarginati del mondo. Riferendosi agli
abitanti delle Andamane come ad appartenenti all´antico
ceppo razziale negrito, l´articolo pubblicato da The Times
of India usava una terminologia corretta. Negrito è il nome
dato dagli antropologi ad un popolo diffuso un tempo nel
sudest asiatico. Si tratta di individui di statura molto
bassa, di pelle molto scura e con capelli ricciuti.
Sembrano pigmei africani migrati dalle giungle del Congo
per andare a stabilirsi in un´isola tropicale, ma non lo
sono.
I più recenti dati genetici suggeriscono che i negrito
discendono dai primi esseri umani moderni che invasero
l´Asia, circa 100.000 anni fa. Nel tempo furono invasi o
assorbiti da ondate di popolazioni agricole del Neolitico e
in seguito quasi spazzati via dai colonialisti britannici,
spagnoli e indiani. Oggi sono confinati nella penisola
malese, e in poche isole delle Filippine e delle Andamane.
Fortunatamente pare che gran parte dei negrito delle
Andamane siano sopravvissuti allo tsunami di dicembre. Il
destino di una tribù, i Sentinelesi, resta incerto, ma un
elicottero della guardia costiera indiana inviato a
controllare è stato vittima di un attacco con archi e
frecce, il che è confortante. Le popolazioni negrito,
ovunque si trovino, sono però così numericamente ridotte,
isolate e impoverite che paiono con certezza destinate a
scomparire.
Eppure anche dopo la loro scomparsa le varianti genetiche
che li definivano come negrito resteranno, benché sparse,
negli individui che abitano il litorale del Golfo del
Bengala e del mar cinese meridionale. Resteranno visibili
nella pelle di solito scura di alcuni indonesiani, nei
capelli insolitamente ricci di alcuni cingalesi, nei fisici
insolitamente esili di alcuni filippini. Ma la combinazione
di geni unica che caratterizza i negrito, e che ha
impiegato decine di migliaia di anni ad evolversi, sarà
scomparsa. Una razza umana sarà andata estinta e la specie
umana ne risulterà impoverita.
© New York Times la Repubblica

Deviad
18-10-2005, 17:35
Beh, approvo quanto scritto nell'articolo che ho letto con piacere in toto.
Thx Gargo.
Il problema è che soprattutto in Italia, come emerge anche da quella discussione sull'Italiano, è che ogni professore segue una sua teoria, per cui, a seconda dei professori che 2 persone hanno avuto, su di un argomento si può dire tutto ed il contrario di tutto, saltando a 2 conclusioni, magari diametralmente opposte, ma entrambe plausibili per i motivi che portano a quella conclusione.
Nonostante quell'articolo non faccia una piega, se qui ci fosse il Prof. Sforza, sicuramente contesterebbe ogni punto di quell'articolo, dando le proprie idee come una verità inconfutabile.

Il punto è che innegabilmente un gruppo che vive in un certo posto i cui tratti somatici sono diversi da quelli di un altro, per una forma di adattamento del corpo umano, si contraddistinguerà per questi tratti somatici da un'altro.
//
Esempi:
Gli africani non hanno la pelle nera perchè va di moda l'abbronzatura, ma perchè sono millenni che la melanina reagisce al sole;
gli esquimesi hanno gli occhi a mandorla un po' rigonfi per proteggerli dal freddo e così via.//

Che poi la teoria di razza sia stata strumentalizzata da Hitler contro una determinata "classe sociale" che deteneva la maggior parte delle ricchezze della Germania e ricopriva incarichi chiave (perchè le guerre a mio avviso sono sempre motivate solo da un interesse: "l trris") è un altro conto.
In virtù di ciò, se per una forma di rispetto non si vuole utilizzare quel termine perchè lo si ritiene spregiativo è un conto, però a voler negare quanto esposto in quell'articolo ci vuole un bel coraggio insomma. :D
E' come voler negare che i multipli di due sono numeri pari. :D

KleRoi
18-10-2005, 17:45
wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Human_race#Race_and_ethnicity)
credo che faccia molta chiarezza a riguardo.

Gargoyle`88
18-10-2005, 17:52
Ragazzi, non citiamo wikipedia, chiunque può scrivere su wikipedia. Cerchiamo di sostenere delle tesi con strumenti un po' più validi. Tanto più per il fatto che wikipedia è di stampo massonico.

Deviad
18-10-2005, 18:03
Ragazzi, non citiamo wikipedia, chiunque può scrivere su wikipedia. Cerchiamo di sostenere delle tesi con strumenti un po' più validi. Tanto più per il fatto che wikipedia è di stampo massonico.
Sarà anche di stampo massonico, ma il concetto alla base mi sembra giusto: l'informazione deve essere libera ed accessibile a tutti per poter far progredire velocemente una civilità.
C'è chi dice che ci sono 4 tipi di civiltà:
- 0: quelle che sanno accendere il fuoco;
- 1: quelle che riescono a trarre energia dal sole, dal vento, dall'acqua in movimento, ecc., ecc..;
- 2: quelle che riescono a modificare il clima (a comando tipo)
- 3: non me la ricordo ma erano tipo in grado di teletrasportarsi tra le altre cose.
Per ogni grado di civiltà si passa da migliaia di anni a milioni di anni a miliardi di anni a triliardi di anni.
C'è anche chi ipotizza che attualmente dato il grande progresso tecnologico che si è avuto dalla seconda guerra mondiale in poi, si possa raggiungere il grado 2 (perchè si parte da 0, come se la scoperta del fuoco fosse una specie di anno 0) in poco tempo (tipo 100 - 150 anni).
Ora, gli stessi brevetti sono controproducenti se per 20 anni uno non può accedere a quell'informazione liberamente.

Excursus:
/*
Utilizziamo grosso modo il modello di von noiman da circa 30 anni, i vari tipi di alaboratori sisd, simd, misd, mimd (classificazione di Flyn), sono sempre quelli.
Abbiamo inventato qualcosa di nuovo in questo senso negli ultimi 30 anni? Sempre un'istruzione alla volta o pipelining o cazzi e mazzi il processore esegue. E siamo ancora fermi allo stesso modello dopo 30 anni. E se Von Neumann al tempo per farsi 2 mercedes, 4 - 5 yacht, la megavillazza avesse deciso di brevettare la propria scoperta?
Cioè se ognuno avesse dovuto pagare von Neumann per sapere come doveva funzionare il cervello di un computer secondo la sua semplice teoria?
Supponendo che oggi il concetto elementare di "sequenza" del flusso di programmazione sia brevettato, con le moderne leggi sulla brevettabilità del software approvate negli USA, per ogni sequenza si potrebbe supporre per assurdo, seguendo il filo di questo ragionamento, bisognerebbe pagare un tot. Per ogni singolo processo (programma in esecuzione) ci saranno miliardi e miliardi, ma anche di più di sequenze eseguite solo a livello assembly e poi tradotte in linguaggio macchina, figuratevi a livello macchina (visto che la corrispondenza tra le istruzioni dell'assembly e quelle del linguaggio macchina non è proprio di 1 ad 1).
Per cui i brevetti software sono un gran presa per il culo, in un momento in cui un 486 ce l'hanno pure in botswana (ammesso che si scriva così) per far altri soldi nel medio-corto periodo.*/


MOTIVO PRINCIPALE PER CUI SONO A FAVORE DI WIKIPEDIA
/* Ma senza andar a prendere i brevetti, esempio concreto, i libri di testo: ho dovuto spendere 77 € di fondamenti di fisica e 35 € di basi di dati (perchè il prof di fisica è intrallazzato con la zanichelli e quello di basi di dati con la pearson).
Quello di fisica potevo risparmiarmelo visto che è uguale a quello del liceo (mi pare anche la figure a momenti), quello di basi di dati sono stato obbligato a comprarlo perchè il Prof. vuole che compriamo il libro originale per farci passare l'esame.
Che vantaggi hanno gli studenti da tutto ciò? Nessuno. Tutto ciò rallenta l'apprendimento degli studenti e va a danno degli stessi.
Tanto i professori che scrivono quei libri si fottono già un sacco di soldi. Quelli che hanno scritto il libro di basi di dati (2 indiani) tra lezioni nell'università privata, consulenze esterne, cazzi e mazzi si fottono già un pacco di soldi senza che glieli vado a regalare io.
Io con quell'enciclopedia ho passato 2 esami di informatica, quindi o stampo massonico o quello che vuoi, però le cose scritte sono scritte bene.
Andiamo a vedere la sostanza delle cose.
Prendiamo come rivale Encarta premium che è a pagamento. Encarta premium è veramente una schifezza e bisogna pure pagare.
Vogliamo poi dire di quei libri di testo che usano 200 giri di parole o formule matematiche di qua e di là per dire 2 cazzate?
Vado a consultare Wikipedia e in 5 giorni do un esame. */

SciPiozZo
18-10-2005, 18:43
non ce la farò mai a leggere tutto :sbonk:

S3ccO
18-10-2005, 19:29
Lo sto leggendo a rate :asd:

Braddock
18-10-2005, 19:53
Ragazzi, non citiamo wikipedia, chiunque può scrivere su wikipedia.

Appunto. E'quella la sua forza ... è una specie di "open source" del sapere ... Chiunque può scrivere, ma se ci sono cazzate ci sarà subito qualcuno che le rettifica

P.S. Deviad, si scrive Von Neumann (a meno che non ti riferissi a qualcuno che non conosco ...)

Deviad
18-10-2005, 19:54
Appunto. E'quella la sua forza ... è una specie di "open source" del sapere ... Chiunque può scrivere, ma se ci sono cazzate ci sarà subito qualcuno che le rettifica

P.S. Deviad, si scrive Von Neumann (a meno che non ti riferissi a qualcuno che non conosco ...)

oops, correggo. :P E' da quando ho dato l'esame che non vedo più scritto il suo nome. :D
Mi piace la definizione di open source del sapere. :D

Gargoyle`88
18-10-2005, 21:06
non ce la farò mai a leggere tutto :sbonk:
stampatelo e leggitelo prima di dormire :asd:

SciPiozZo
18-10-2005, 21:27
si, poi mi vengono gli incubi :mad:

appena trovo un po di tempo mi ci dedico per bene anche perchè il discorso mi interessa

Gargoyle`88
18-10-2005, 21:42
si, poi mi vengono gli incubi :mad:

sogni l'uomo nero! :rotfl:


scusa ma ci stava tutta!

Apocalipse
20-10-2005, 22:14
scientificamente parlando all'università da me è pieno di gente veramente stupida...e la risposta è si,sono razzista "intellettualmente" e mi sento superiore...fortuna o no :D
per quanto riguarda il razzismo fisico...bè no si possono negare differenze con africani asiatici ecc,tuttavia arrivare alla discriminazione lo trovo ingiusto,e soprattutto volgare...
N.B.:domani mi leggo bene il 3D che mo devo anda in disco:joker:

Apocalipse
21-10-2005, 12:53
Beh, approvo quanto scritto nell'articolo che ho letto con piacere in toto.
Thx Gargo.
Il problema è che soprattutto in Italia, come emerge anche da quella discussione sull'Italiano, è che ogni professore segue una sua teoria, per cui, a seconda dei professori che 2 persone hanno avuto, su di un argomento si può dire tutto ed il contrario di tutto, saltando a 2 conclusioni, magari diametralmente opposte, ma entrambe plausibili per i motivi che portano a quella conclusione.
Nonostante quell'articolo non faccia una piega, se qui ci fosse il Prof. Sforza, sicuramente contesterebbe ogni punto di quell'articolo, dando le proprie idee come una verità inconfutabile.

Il punto è che innegabilmente un gruppo che vive in un certo posto i cui tratti somatici sono diversi da quelli di un altro, per una forma di adattamento del corpo umano, si contraddistinguerà per questi tratti somatici da un'altro.
//
Esempi:
Gli africani non hanno la pelle nera perchè va di moda l'abbronzatura, ma perchè sono millenni che la melanina reagisce al sole;
gli esquimesi hanno gli occhi a mandorla un po' rigonfi per proteggerli dal freddo e così via.//

Che poi la teoria di razza sia stata strumentalizzata da Hitler contro una determinata "classe sociale" che deteneva la maggior parte delle ricchezze della Germania e ricopriva incarichi chiave (perchè le guerre a mio avviso sono sempre motivate solo da un interesse: "l trris") è un altro conto.
In virtù di ciò, se per una forma di rispetto non si vuole utilizzare quel termine perchè lo si ritiene spregiativo è un conto, però a voler negare quanto esposto in quell'articolo ci vuole un bel coraggio insomma. :D
E' come voler negare che i multipli di due sono numeri pari. :D
*

SciPiozZo
23-10-2005, 13:47
Ma anche considerando le caratteristiche fisiche nel loro insieme di un senegalese e di un congolese, anche se questi risulteranno visibilmente simili (occhi, colore della pelle, dei capelli simili, non uguali), la differenza genetica non sarà poi così distante da quella che da quella che divide un marocchino da uno svedese.

Esiste poi un enorme eterogeneità all'interno dei gruppi umani definiti "razze", maggiore di quella che si riscontra quando vengono confrontati tra loro i suddetti gruppi.

La suddivisone è in "razze" è in strettissima dipenza con l'ambiente circostante, i caratteri più esteriori sono il frutto di un lungo "lavoro" selettivo condotto dall'ambiente sull'uomo.

Il colore della pelle, cioè la pigmentazione, è assai utile nelle zone ad alta irradiazione solare mentre l'epidermide bianca risulta più soggetta a tumori indotti dal sole di quella nera: la pelle parla della storia di esposizioni ad ambienti particolari e non, o non necessariamente, di relazioni genealogiche. La stesse dimensioni corporee possono mutare con il clima o l'alimentazione.

Io sono d'accordo con Cavalli-Sforza che sostiene con forza la classificazione all'interno della specie umana basata sul concetto statistico e territoriale di popolazione ("un gruppo di individui che occupa un'area precisa, qualunque essa sia") e non più su quello di razza, sicuramente più "pratico" ma che sfugge a ogni definizione precisa in termini scientifici.

Con questo non dico che le numerose classificazioni di razze (guardacaso diverse l'una dall'altra) sono accusabili di "razzismo", ma che è più giusto, sotto tutti i punti di vista, parlare di popolazioni invece che di razze.