-d4rk-
05-09-2004, 20:15
Alphonso Ford è morto
Dopo la sua lettera di addio alla Scavolini e al basket circa 2 settimane fa, oggi nella notte si è diffusa la notizia della morte di Alphonso Ford. Su un sito greco sono apparse poche gelide righe che dicevano che la malattia era troppo forte per essere battuta e poco altro, a Pesaro la notizia si era già diffusa con il vecchio passaparola, in pochi minuti erano tantissimi i tifosi sgomenti che non riuscivano a credere a quello che era successo, il pensiero costante andava alla persona: quel ragazzo così speciale che da solo valeva il prezzo del biglietto, il suo talento, cosa rara, la sua famiglia.
Oggi fa effetto ricordare tanti suoi atteggiamenti, la sua dedizione, il suo orgoglio, l’impegno costante anche in allenamento, la voglia di dare sempre il
meglio, di lottare per ogni punto, di rimanere in campo ogni minuto possibile, di vincere anche quando non era così importante. Lui aveva avuto i primi segnali nel ’97, c’erano dei valori che potevano diventare pericolosi e la malattia poteva esplodere da un momento all’altro, ma poteva anche non farlo. Lui però sapeva che ogni stagione poteva essere l’ultima e forse quel giro di campo in ritardo, solo, zoppicante dopo aver perso gara 2 contro Siena era davvero un addio. Niente era scontato per lui e il destino l’ha dimostrato.
*
Vedere le sue partite era uno spettacolo, parlarci uno spasso, toccare anche solo un pallone passato dalle sue mani un onore... era una grande persona, troppo giovane per il destino che lo ha preso.
Dopo la sua lettera di addio alla Scavolini e al basket circa 2 settimane fa, oggi nella notte si è diffusa la notizia della morte di Alphonso Ford. Su un sito greco sono apparse poche gelide righe che dicevano che la malattia era troppo forte per essere battuta e poco altro, a Pesaro la notizia si era già diffusa con il vecchio passaparola, in pochi minuti erano tantissimi i tifosi sgomenti che non riuscivano a credere a quello che era successo, il pensiero costante andava alla persona: quel ragazzo così speciale che da solo valeva il prezzo del biglietto, il suo talento, cosa rara, la sua famiglia.
Oggi fa effetto ricordare tanti suoi atteggiamenti, la sua dedizione, il suo orgoglio, l’impegno costante anche in allenamento, la voglia di dare sempre il
meglio, di lottare per ogni punto, di rimanere in campo ogni minuto possibile, di vincere anche quando non era così importante. Lui aveva avuto i primi segnali nel ’97, c’erano dei valori che potevano diventare pericolosi e la malattia poteva esplodere da un momento all’altro, ma poteva anche non farlo. Lui però sapeva che ogni stagione poteva essere l’ultima e forse quel giro di campo in ritardo, solo, zoppicante dopo aver perso gara 2 contro Siena era davvero un addio. Niente era scontato per lui e il destino l’ha dimostrato.
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Vedere le sue partite era uno spettacolo, parlarci uno spasso, toccare anche solo un pallone passato dalle sue mani un onore... era una grande persona, troppo giovane per il destino che lo ha preso.